La nuova produzione di OsteoporosysDanceTheatre ci mette di fronte alle partenze, agli addii e alla necessità di convivere con l’assenza
CARAVAN, nuova produzione di OsteoporosysDanceTheatre, è uno spettacolo che mette in scena una partenza inevitabile. In un contesto post-apocalittico, ciò che resta non è un paesaggio distrutto ma un campo di rovine emotive: frammenti di memoria, presenze che si fanno fantasmi, tracce che non smettono di interrogare il presente.
Il lavoro diretto da Piero Bellotto si sviluppa come una narrazione coreografica in cui il viaggio non è promessa di salvezza ma condizione imposta. Fin dalle prime immagini emerge l’impossibilità di contenere l’assenza. La valigia, simbolo per eccellenza della partenza, si rivela insufficiente. Il vuoto non si trasporta, si attraversa. È in questa consapevolezza che prende forma l’atto di rinuncia: lasciare andare l’illusione di poter sfuggire al dolore.
La struttura scenica è costruita come una sequenza di attraversamenti. Ogni scena apre e chiude uno spazio, ogni gesto si confronta con ciò che non può essere cancellato. La danza si muove tra diversi registri espressivi, contaminando linguaggi e atmosfere. Flamenco e clubbing dialogano con la ricerca coreografica del collettivo, generando una tessitura dinamica, a tratti visionaria, in cui la linea tra vita e morte diventa permeabile.

Il centro del lavoro è la trasformazione. Il viaggio si configura come immersione nella sostanza fluida della memoria, in un processo costante di erosione e riscrittura. Il tempo non procede in modo lineare ma si dilata, si contrae, si spezza. Il senso non è dato, è instabile. La chiamata “I’m calling you” agisce come detonatore: una voce che invita a sostare nel vuoto, ad ascoltarlo, a riconoscerlo come spazio generativo.
OsteoporosysDanceTheatre, nato nel 2011, ha fatto della fragilità la propria cifra. Performer non convenzionali per età, corpi e percorsi portano in scena un’esperienza stratificata, in cui le ossa, metaforicamente e fisicamente, diventano archivio di vita. Gli incidenti non vengono nascosti ma integrati, trasformati in linguaggio.
CARAVAN si inserisce in una traiettoria coerente con le precedenti produzioni del collettivo, ma ne accentua la tensione esistenziale. Non propone soluzioni. Propone invece un gesto: quello del restare. Restare nel vuoto finché da lì non emerga una nuova possibilità di senso.
CARAVAN (ITA)
di: Piero Bellotto
con: Federica Amigoni, Piero Bellotto, Antonella Cuppari, Anna Gusmeroli, Laura Gusmeroli, Silvia Invernizzi, Lino Maggioni, Ornella Orlandi e Francesca Riva
coreografie: OsteoporosysDanceTheatre
flamenco: Paola Volta
clubbing: Pamela Gilardoni
costumi: Ornella Orlandi
grafica: Giorgio Maestroni
fotografia: Massimo Carrera
illustrazioni: Bianca Bove
durata: 55 minuti
produzione: Stendhart











