Marcello Vigoni 

da | Lug 14, 2023 | Eventi&Cultura | 0 commenti

MULTIVERSO La natura come contemporaneità

a cura di Roberto Mutti

Fino al 31 luglio 2023 a Casa Menotti – Centro di documentazione del Festival dei Due Mondi di Spoleto, realizzato da Fondazione Monini come luogo di memoria e promozione culturale, apre la mostra personale di Marcello Vigoni “Multiverso – La natura come contemporaneità”.

In esposizione 23 fotografie in bianconero analogico realizzate in formato quadrato, selezione di un più ampio progetto di ricerca con il quale il fotografo milanese indaga il rapporto tra paesaggio urbano e naturale, mai come in questo periodo storico così conflittuale. 

Facendo un uso sapiente del surrealismo, l’autore crea un Multiverso in cui ospitare, sovrapponendole, entrambe le dimensioni – quella umana e quella naturale – che qui ritrovano un equilibrio. Grazie alla contrapposizione estetica fra elementi naturali e opere dell’uomo, i due universi possono coesistere in maniera armonica e finiscono per attribuirsi vicendevolmente un significato nuovo. Da qui il titolo del progetto che rappresenta la teorizzazione dell’esistenza di infinite dimensioni coesistenti al di fuori del nostro spazio tempo.

Marcello Vigoni conduce l’osservatore in un percorso immaginifico in cui si scoprono presenze cariche di rimandi simbolici, metaforici, onirici. C’è una grande cassettiera da archivio sovrapposta a un paesaggio naturale, di fronte alla quale si è invitati a farsi trasportare dalla fantasia immaginando di trovarsi nell’archivio dei sogni e che quell’albero imponente sia forse saltato fuori da uno dei cassetti e quelle nuvole bianche siano sfuggite dalla fessura di un altro. Ma capita anche che a presentarsi come il vero soggetto sia la natura pronta a chiedere di indagare su di sé: c’è il cassetto pieno di foglie, quello che si gonfia della vivacità plastica delle nubi, quelli che raccontano, ognuno a suo modo, il mistero dell’orizzonte. La dialettica fa capolino anche quando l’autore ricorre al simbolico con un soggetto, le scale, che nella sua ricerca sono un elemento molto presente: ce n’è una lunghissima che si allunga seguendo l’andamento curvilineo di un silos ma potrebbe somigliare nel suo proiettarsi nel vuoto a una ferrata e un’altra di legno che si proietta verso l’alto come volesse raggiungere il cielo mentre altre sono una successione di gradini che dall’alto sembrano condurre a un fondovalle. I paesaggi montani, altro elemento ricorrente, sono proiezioni piene di fascino che si ritrovano su pareti, facciate di case, muri sulle cui superfici vissute confondono il loro plastico inseguirsi di vette, canaloni, vallate. Ci sono finestre inchiavardate nel celo, porte che si chiudono o forse sono sempre state chiuse, pareti di mattoni che dialogano nella loro chiusura con la leggerezza di un cielo, orizzonti marini da cui salgono verso chi osserva piccole onde che si infrangono sulla sabbia, specchi emblematici, oblò che invitano a guardare verso chissà quale oltre. 

Di fronte a queste fotografie – commenta Roberto Mutti, curatore della mostra – bisogna abbandonare la tentazione di chiedersi dove le fotografie sono state scattate e qual è il soggetto ripreso perché l’autore non ci ha portato in qualche luogo preciso ma nella sua – e un po’ anche nella nostra – mente. Quella che lo guida non è, infatti, la razionalità pura e lineare quindi in ultima analisi prevedibile che caratterizza i racconti, ma quella più complessa dove la dimensione dell’allusivo si sostituisce a quella del descrittivo”. 

Le fotografie di Marcello Vigoni hanno la caratteristica di essere marcatamente contemporanee nel linguaggio senza per questo negare elementi di classicità: realizzate con la tecnica della doppia esposizione eseguita sia in fase di ripresa che di stampa, le immagini fanno emergere tutte le enormi potenzialità insite nella fotografia analogica. Non è un caso se l’autore per interpretare la realtà ricorre al bianconero le cui tante variabili ben si prestano a un’indagine che deve affiorare con la stessa lenta apparizione carica di meraviglia con cui una stampa si rivela dentro la bacinella dello sviluppo nell’atmosfera sospesa di una camera oscura. 

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